Amore e rimpianto: una scena indimenticabile

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Published on 16 Giugno 2019 by

Ognuno di noi ha un amore rimpianto, una storia che sarebbe potuta sbocciare e che invece è rimasta chiusa nel suo bocciolo.

Una storia d’amore che è rimasta chiusa nella memoria come in un giardino segreto, talmente segreto che il suo ricordo è diventato quasi inaccessibile, seppellito dai casi della vita, nel frattempo cresciuti negli anni.

Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state…

Così scriveva il poeta Guido Gozzano (Cocotte, da I Colloqui, del 1911), in una poetica del rimpianto che forse era andata troppo oltre.

I rimpianti fanno parte di noi e ci dobbiamo convivere, col tempo si trasformano in dolci malinconie, in altri casi diventano amari rimorsi.

Questa scena parla di un amore rimpianto ed è una delle più belle e commoventi del cinema italiano.

È tratta dal film “Sapore di mare”, del regista Carlo Vanzina, e tratta degli incroci di vite e di affetti nelle estati di Forte dei Marmi, a metà degli anni ’60, con un finale in cui i protagonisti si ritrovano inaspettatamente nello stesso locale, quasi vent’anni dopo.

E la scena in questione è soprattutto riferita all’ultima parte, con l’incontro fortuito dei due ex-ragazzi, Marina (Marina Suma) e Luca (Jerry Calà).

“Quando si incontra una persona che non si è vista per molti e molti anni, bisognerebbe sedersi l’uno davanti all’altra, guardandosi negli occhi e senza dire una parola, fino a quando la costernazione non si impossessa di noi”, scriveva Cioran.

È così difficile avere qualcosa da dirsi dopo tanto tempo…

E, allo stesso modo, un semplice saluto lascia qualcosa di sospeso, una cortesia imbarazzata, specie se ci si è persino dimenticati del volto o del nome del nostro interlocutore.

Una vita senza amore è come un anno senza estate

L’estate è complice degli amori di una stagione, leggeri e poco impegnativi. Eppure alcune storie estive si sedimentano dentro di noi e segnano un confine tra un prima e un dopo, una sorta di rito di iniziazione dopo il quale si diventa adulti.

Tuttavia, non sempre ci si rende conto dell’importanza di questi amori nel momento in cui li si sta vivendo.

Alle volte è necessario poterli guardare come da fuori, con l’aiuto del tempo che colloca tutto nella giusta prospettiva, nella giusta dimensione.

Quasi sempre il passato viene visto con rimpianto, e non solo per la gioventù passata, ma per quel senso tipicamente umano che ci fa pensare, a torto o a ragione, che la vita un tempo era migliore, sicuramente diversa.

È questa una delle frasi più celebri che viene pronunciata in questo video:

L’epoca mia era diversa…
Ci batteva il cuore.
Mi sembra di ricordare che ci batteva il cuore…

È proprio dopo questa frase che giunge la scena più intensa e carica di un dolente romanticismo di tutto il film.

I gesti e il gioco di sguardi tra Luca e Marina sono qualcosa che toccano qualcosa nel profondo.

Lei, con la lettura del biglietto, sembra felice di avere chiuso una cicatrice antica, il suo sguardo è pieno di una dolce malinconia che non porta rancore.

Lui, dopo un saluto accennato con la mano e poi subito smorzato, sembra smarrirsi in un ricordo pieno di nostalgia, come se in un attimo avesse capito quanto aveva perso e come sono trascorsi veloci e vuoti tutti quegli anni.

La canzone “Celeste nostalgia”, con cui Riccardo Cocciante accompagna questo gioco di sguardi tra i protagonisti, avvolge la scena come un plaid in un giorno di pioggia e regala brividi autentici a chiunque la guardi.

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