Il commovente video del barbone senzatetto

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Published on 21 Settembre 2018 by

Quante volte, camminando, abbiamo incrociato lo sguardo di un’altra persona e siamo entrati in contatto, magari solo per una frazione di secondo, con la vita di un altro individuo?

Quante volte siamo stati consapevoli che dietro ad uno sguardo, dietro ad un certo abbigliamento magari a noi sgradito, c’era una storia, una storia che non conosceremo mai e sulla quale non abbiamo nessun diritto di giudicare?

È quello che ci dimostra questo video su un senzatetto costretto a dormire sul marciapiedi e che, grazie ad una improbabile candid camera, ritrova il suo passato proiettato sugli schermi dei televisori che sono stati montati dentro alla vetrina davanti alla quale stava dormendo.

Un furgone arriva nella notte, scendono degli operai e portano dentro dei televisori. Gli operai se ne vanno e dopo poco i televisori si accendono tra lo stupore del barbone senza tetto che si trova a guardare delle immagini senza senso.

La scena attrae anche altri senzatetto che si posizionano davanti alla vetrina ed incominciano a guardare, a loro volta, le scene che i televisori rimandano.

Ma non c’è comunanza neppure tra chi è accomunato dalla stessa triste condizione di vita.

Il barbone che per primo dormiva lì li caccia, a dimostrazione di quanto il suo animo si sia indurito vivendo sulla strada.

Mentre gli altri due senza tetto se ne vanno, le immagini del televisore cambiano, e riproducono il volto del barbone stesso mentre una telecamera invisibile,da dietro al vetro, lo sta riprendendo.

Sullo schermo dei televisori il senzatetto vede la propria immagine, quasi come in uno specchio, e prende coscienza, per un attimo, del grado di desolazione e disagio, toccandosi la barba.

Il senza fissa dimora non comprende cosa stia succedendo.

È un attimo e le immagini sugli schermi cambiano ancora. Una mano sconosciuta inserisce un CD in un lettore, un CD che riporta la data di qualche anno prima, e dai monitor emerge, come un fantasma di una vita passata, l’immagine di una bambina felice che gioca insieme al suo papà.

Quell’uomo è il barbone stesso, forse un decennio prima. Il mare, il verde prato di un parco, l’albero di Natale, il pupazzo nero di pezza. Un tumulto di ricordi e di emozioni che riemergono da un passato che sembra ormai così incredibilmente lontano.

Il furgone di prima ritorna, dal negozio esce un operaio e vi sale sopra. Il senzatetto, di nuovo, non capisce.

Il furgone se ne va velocemente e dietro di esso appaiono due donne, una di essa tiene in mano un pupazzo nero di pezza.

Sono la (ex?) compagna e la figlia del senzatetto. L’incrocio di sguardi è l’incrocio di vite e di storie che, a un certo punto, si sono separate. Il pupazzo nero di pezza è il trait d’union tra persone i cui volti sono diventati molto diversi, quasi irriconoscibili.

Per quale ragione? Per quale ragione la vita ci porta su certi sentieri, ci spinge a determinate scelte? Non lo sapremo mai e non potremo mai riavvolgere il video dell’unica vita che ci è concessa.

La figlia si avvicina all’uomo, il barbone è esitante, incerto. E alla fine la figlia lo abbraccia, lo ri-conosce, riannoda il legame spezzato, riporta i sentieri separati a convergere.

Le comparse di questa candid camera esultano davanti alla riuscita dell’incontro e all’abbraccio si unisce anche la compagna dell’uomo, forse quella che tanti anni prima aveva deciso di allontanarlo.

Che cosa ci motiva a fare questo video sul senzatetto? A non giudicare mai quando non abbiamo gli strumenti per farlo.

Quella giovane donna, quel senzatetto, quella madre e compagna, potremmo essere noi. Non sapremo mai cosa ci riserverà il futuro, quali imperscrutabili vie ci porterà a percorrere e perché.

Quello di cui dobbiamo prendere coscienza è che la vita non è un percorso lineare, ma un percorso composto di segmenti, linee spezzate che a volte si ricongiungono e che, più spesso, non si ricongiungeranno mai.

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