Il mondo è troppo grande

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Published on 24 Agosto 2020 by

Questa è una delle scene più commoventi del film “900-La leggenda del pianista sull’oceano”, diretto da Giuseppe Tornatore con le musiche di Ennio Morricone, recentemente scomparso.

In questo spezzone il protagonista, Max Tooney (interpretato da Philip Roth), spiega la sua visione del mondo e perché non scenderà dalla nave che lo ha visto crescere e che ora, pronta per essere demolita, vedrà anche finire.

Il film è andato in onda su Canale 5 ed è ancora visibile sul canale Mediaset Play a questo indirizzo.

La programmazione di Canale 5, giorno per giorno, la potete invece trovare qui: https://www.programmitv.com/canale/canale5

Guardatelo, questo film, perché merita davvero anche se la storia e soprattutto la “filosofia” del protagonista risulterà incomprensibile ai più.

“La terra è una nave troppo grande, per me. È una donna troppo bella, è un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte, è una musica che non so suonare”.

In questa frase si percepisce tutto lo smarrimento di un uomo di fronte ad un mondo troppo grande, per lui.

È un sentimento, lo riconosco, che risulterà incomprensibile ai più.

Solo coloro che davvero percepiscono la propria “posizione” nel cosmo riescono anche a comprendere la sensazione di smarrimento che genera il sentirsi dispersi su questo piccolo granello di sabbia alla deriva nell’universo.

La sensazione di solitudine e di alienazione che alcuni percepiscono nelle grandi città è però cosa nota.

Specie coloro che hanno sempre vissuto in campagna, trasferendosi in una grande città si sentono come schiacciati dalla vastità delle strade, dallo sciamare continuo di macchine e persone.

Ecco, basterebbe questo per renderci più comprensibile la visione del mondo di 900, all’apparenza così folle e insensata.

Il concetto della fine, del limite, così come quello della morte, atterrisce i più.

È per questo che molti cercano un diversivo nel rumore, nella folla, nella caoticità delle città: per non vedere la fine.

Altri invece la ricercano, perché trovano nella fine anche la chiave per comprendere il senso del mondo.

Molti credono che il limite sia un ostacolo alla libertà, ma per comprendere davvero le parole di 900 bisogna davvero ricorrere alla teologia.

Non a caso menziona “il piano su cui suona Dio”.

La libertà di scelta è davvero limitata e finita, ma per un essere umano è virtualmente infinita, dal momento che talmente tante sono le possibilità che ci vengono offerte da non essere esaurite mai nello spazio di una vita.

Nello spazio limitato della nostra vita (gli 88 tasti del pianoforte, la prua e la poppa della nave), possiamo scegliere di comporre la musica che vogliamo, senza tema di sentirci limitati, perché la musica che possiamo creare è virtualmente infinita.

Il film, quindi, così come il romanzo di Baricco da cui è stato tratto, ha una profondità che molti non riescono a percepire, liquidando come “pazzia” la visione di Novecento.

La nave di Novecento

È dunque una mancanza di vitalità che caratterizza Novecento? Una ricerca del limite che gli conferisca una illusoria sicurezza?

Personalmente non lo credo, la sua scelta di vita, come ogni scelta, non ha minore valore di qualsiasi altra.

E non lo ha, a maggior ragione, perché è una scelta ponderata, consapevole, come dovrebbe essere qualsiasi scelta.

Cercare di portare certezze nella vita è come cercare di invitare la morte nella propria vita, ha sostenuto qualcuno.

Cosa vi è di più certo della morte, infatti?

L’essenza della vita, secondo questa visione, consisterebbe in un continuo cambiamento ed in una continua incertezza.

Alla ricerca della certezza corrisponderebbe, quindi, una progressiva diminuzione della vitalità.

È un ragionamento che sta parzialmente in piedi, però.

La realtà è che il tentativo di rifuggire il limite, e quindi anche la morte, sta facendo precipitare l’umanità nella mancanza di senso.

Perché il limite c’è. Poi non considerarlo, puoi evitarlo, puoi cercare di accantonarlo, ma c’è!

E alla fine ti ci dovrai confrontare, tutti ci dovremo confrontare con il limite.

Che dire, allora?

Il mondo è troppo grande per alcuni e troppo piccolo per altri.

Quello che fa la differenza è la nostra visione del mondo che, come la nostra scelta, non è giusta o sbagliata.

 

 

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