La motivazione nella malattia

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Published on 10 Aprile 2016 by

La malattia e la morte sono spade di Damocle che costantemente pendono sulla nostra testa anche se spesso non ne siamo consapevoli perché, specie in Occidente, abbiamo quasi voluto rimuovere questi fattori rendendoli estranei alla vita, quasi come si fa mettendo la polvere sotto al tappeto.

L’aver reso la malattia e la morte come qualcosa di estraneo alla nostra vita non ci ha immunizzato, tutt’altro; quando la malattia, magari grave, entra nella nostra esistenza non abbiamo più gli anticorpi per affrontarla, per “accettarla”e sovente cadiamo in uno stato depressivo che è la condizione psicologica ideale che consente alla malattia di progredire e di vincerci.

Tiziano Terzani, malato di cancro, ha fatto i conti con la sua mortalità lasciandoci in eredità un messaggio diretto, pulito e schietto come raramente capita di leggerne e ascoltarne.

Non c’è vita senza morte, non c’è gioia senza dolore, tutta l’esistenza è continuamente sospesa tra due poli mirabilmente riassunti nel simbolo orientale dello Yin e dello Yang.
Voler allontanare od eliminare uno dei poli fa, in qualche modo, venir meno anche l’altro conducendoci a una vita dove l’equilibrio è irrimediabilmente perduto.

La ricerca del senso della vita nell’effimero, in piaceri temporanei, non conduce né alla felicità né alla serenità. Questi piaceri non fanno che nasconderci la realtà del mondo, quella realtà che consiste, appunto, nell’essere in continuo equilibrio tra due poli. È una sorta di auto-inganno dal quale non abbiamo in realtà nulla da guadagnare ma tutto da perdere.

L’affrontare con serenità il nostro essere mortali e pertanto passeggeri non è una cosa facile né indolore ma è un percorso inevitabile del nostro essere uomini, il chiudere gli occhi di fronte alla malattia e alla morte non farà venire meno la malattia e la morte, ci farà semplicemente vivere una vita da ciechi.

Ciò detto, non significa che il riconoscimento della nostra mortalità debba necessariamente condurci, nella malattia, all’accettazione della morte senza combattere e senza volontà di guarire. Terzani dice un’altra cosa: che il ripristino dell’equilibrio è una parte essenziale della guarigione e questo ripristino, la maturazione di una nuova consapevolezza, richiede che noi siamo parte attiva del processo poichè, sovente, anche la migliore cura si rivela inefficace, se noi non siamo nella disposizione d’animo per accoglierla.

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