Non vediamo le cose per come sono, ma per come siamo

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Published on 24 Agosto 2020 by

“Vediamo quello che ci aspettiamo di vedere, non necessariamente ciò che c’è in realtà”.

Questa frase, estratta da questo spezzone del film “Interstate 60“, è un modo diverso per dire che siamo noi a creare la nostra realtà, in base alle nostre esperienze pregresse e a tutto ciò che abbiamo sempre creduto vero.

Questa commedia, seppur un po’ intricata e poco credibile, è ricca di spunti e di riflessioni circa un argomento che tutti danno per scontato: la realtà.

Cosa è reale e cosa non lo è? Chi può dirlo?

Ciò che consideriamo irreale è (o potrebbe essere) qualcosa di cui, in definitiva, non abbiamo mai fatto esperienza.

È ciò che succede nel test mostrato in questo video, laddove le picche rosse e i cuori neri ci traggono facilmente in inganno, per il semplice motivo che non abbiamo mai visto carte con picche rosse e cuori neri.

I più saranno tentati di pensare che queste sono solo “pippe” mentali.

In realtà, il nostro modo di interpretare la realtà e, in una certa misura, prevederla, incide in ogni ambito della vita, dall’amore al lavoro.

Se qualcuno non avesse pensato “out of the box”, in modo non convenzionale, se non avesse infranto le teorie che sembravano certe e consolidate, non ci sarebbe mai stato “progresso”.

Noi non vediamo le cose per come sono

Questi visionari, mettendo in discussione ciò che sembrava acclarato, si sono sempre attirati le critiche (quando andava bene) dell’establishment.

Queste persone sono come bambini che non sono ancora stati caricati delle sovrastrutture culturali che finiscono per incasellare ed omologare gli individui.

Quante cose ci sono intorno a noi, segni, suoni e profumi che non riusciamo a sentire semplicemente perché non ci siamo abituati?

Le menti chiuse ed ottuse sono proprio queste: quelle che non mettono mai in dubbio le conoscenze acquisite e, anche in presenza di prove od incongruenze, cercano di ricondurre sempre tutto al già noto.

In questo senso, è memorabile il finale di questo breve estratto, quando lo stesso dottore, quello “certificato”, quello che dovrebbe testare la corretta percezione dei pazienti, cade a sua volta in errore, ingannato dalla carta del sette di cuori che è, in realtà, un sette di picche.

Tutto il film gioca, in maniera al tempo stesso divertente e profonda, intorno a questa possibilità di conoscenza alternativa che infrange gli schemi e crea nuove opportunità.

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