L’ultima maratona di Gabriela Andersen-Schiess a Los Angeles

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Published on 31 Maggio 2016 by

La gara di Gabriela Andersen-Schiess alle olimpiadi di Los Angeles del 1984 fu uno dei momenti più drammatici ed emozionanti che la storia delle olimpiadi ricordi.

L’atleta svizzera arrivò sulla pista di atletica che conduceva al traguardo in condizioni al limite del collasso, disidratata e con i muscoli completamente contratti che la facevano assomigliare ad una scultura di Alberto Giacometti.

La sua entrata allo stadio fu accolta da un’ovazione e il suo lento incedere fu accompagnato dall’emozione di tutti gli spettatori che seguivano la maratona sul posto e da chi, a distanza, la seguiva dalla televisione.

La determinazione di Gabriela Andersen-Schiess fu qualcosa al limite dell’umano e la volontà di portare a termine la maratona era ormai l’unica cosa che la manteneva eretta sulle gambe malferme.

L’atleta non era in lotta per la vittoria e chiunque altro, al suo posto, si sarebbe probabilmente arreso davanti al corpo che ormai non rispondeva più al cervello. Quella però sarebbe stata l’ultima olimpiade per la Andersen, già abbastanza avanti con l’età, e ben sapeva che non avrebbe avuto altre occasioni per partecipare ad una maratona olimpica.

Per questo, con uno sforzo estremo, impiegando oltre 5 minuti a compiere l’ultimo giro di pista, riuscì a tagliare il traguardo mentre veniva seguita da due medici che accompagnavano i suoi passi a bordo pista. Fu lei stessa a impedire loro di intervenire a soccorrerla, sapendo che questo avrebbe inevitabilmente comportato la sua squalifica.

Gli ultimi metri si rivelarono quindi come un calvario verso la realizzazione del suo sogno di sportiva: portare a termine la maratona olimpica. E vi riuscì!

Ancora oggi, a distanza di più di trent’anni, le immagini un po’ sfocate di quell’impresa, portata a termine in condizioni estreme (la maratona si corse con una temperatura di oltre 30 gradi), emozionano e commuovono.

Alla fine Gabriela si classificò al 37esimo posto ma la sua impresa e la sua motivazione vivono ancora nel ricordo di molte persone e sono un omaggio allo sport, quello vero, fatto di sacrificio e determinazione.

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