Un video che ci sprona a dare il massimo

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Published on 25 Ottobre 2019 by

Dare il massimo! Cosa significa dare il massimo?

Il massimo per chi? Per noi stessi o per gli altri?

Dare il meglio, dare il massimo, è sempre un concetto relativo, nessuno è un supereroe ma molti mettono tanti, troppi limiti alle proprie capacità.

Questo video ci dimostra come è possibile superare i propri limiti.

Anzi, mi correggo, questo video ci spiega come è possibile superare i nostri limiti mentali, perché di questo si tratta.

Spesso la convinzione di non farcela sta solo dentro alla nostra testa, e la società in cui viviamo, le persone di cui ci circondiamo, sono parte di questo processo di auto-castrazione.

Tutti abbiamo dei limiti, chi lo nega?

Il problema è quando siamo convinti che i nostri limiti siano troppi, che l’asticella sia, per noi, sempre troppo alta.

È allora che tutto diventa insormontabile: quando ci convinciamo che non ce la faremo mai.

È come una profezia che si auto-avvera: sono talmente convinto dei miei limiti che, effettivamente, non riesco a superarli e, spesso, neanche ci provo.

Perché non ci si prova? Per paura di fallire.

La paura di fallire è ciò che ci tiene chiusi dentro alla nostra zona di comfort, anche quando ci sarebbero immensi margini di miglioramento.

Ma per conoscere i propri limiti bisogna lavorare a lungo su di sé, bisogna avere effettivamente indagato la propria natura.

I più non ne sono affatto consapevoli, credono semplicemente di non farcela e non ci provano mai.

Questo video è emblematico, perché il giocatore è già convinto che la propria squadra perderà la prossima partita, lo ha già preventivato e messo in conto.

Ma quando un giocatore, in uno sport di squadra, è convinto di non potercela fare, sin dall’inizio, diventa l’anello debole che trascina a fondo tutta la squadra. Ne avevo già parlato nell’articolo riguardante la motivazione negli sport di squadra.

L’allenatore, allora, lo mette alla prova chiedendogli di dargli il meglio.

È molto interessante anche questo passaggio, perché l’allenatore ripete la richiesta per ben tre volte.

Perché lo fa?

Perché tutti noi, chi più e chi meno, non siamo mai focalizzati su quello che dobbiamo fare, rispondiamo meccanicamente e non diamo peso alle parole.

Ma quando qualcuno ti chiede: “promettimi che darai il meglio di te”, per la terza volta, allora diventiamo davvero consapevoli della richiesta, sappiamo che quella cosa dipende davvero da noi, diventiamo responsabili di ciò che promettiamo.

Un altro spunto molto interessante, offerto da questo video, è quando l’allenatore benda il giocatore e gli dice che lo fa perché non vuole che molli quando il giocatore di football americano potrebbe andare più lontano.

La sfida è arrivare alle 50 yards con un ragazzo sopra alle spalle, avanzando quasi a carponi.

La benda sugli occhi rappresenta l’oscuramento della nostra percezione del limite.

La nostra capacità di dare il massimo viene tarata in base a ciò che percepiamo e, talvolta, bisogna non fare affidamento sui propri sensi se vogliamo superarci, se vogliamo davvero dare il meglio di noi.

E poi interviene l’allenatore a spronare il giocatore a non arrendersi, ad urlargli che può farcela, che il traguardo è possibile.

Ecco, questo allenatore, è esattamente quello che spesso non riusciamo a trovare nella nostra vita: qualcuno che ci sostenga, che ci responsabilizzi e che ci sproni a dare il meglio di noi, nella convinzione che possiamo farcela.

Spesso siamo condizionati da figure negative, che per invidia od altro, non solo non ci consentono di avanzare, ma diventano un’autentica palla al piede che ci trascina a fondo.

Beato colui che trova un “allenatore” come quello del video.

È così che il giocatore va ben oltre le 50 yards, quella che era la sua distanza “limite”, ed arriva addirittura a fondo campo.

Nello sport, nel lavoro, negli affetti, la cosa più importante è essere consapevoli dei propri limiti, ma esserne effettivamente consapevoli.

Quando sei effettivamente consapevole del limite sai anche fino a quando potrai esporti senza arrivare al punto di non ritorno.

Negli altri casi, quando questa consapevolezza non c’è, bisogna talvolta oscurare la convinzione di non farcela, almeno se abbiamo qualcuno a fianco che non ci sprona ad ottenere l’impossibile.

Il grave problema è che, molto spesso, questo percorso “iniziatico” bisogna affrontarlo da soli, da soli dobbiamo spronarci e da soli dobbiamo acquisire l’autentica consapevolezza del limite.

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